Nel settore energetico siamo abituati a dare un prezzo a quasi tutto.
Al MWh prodotto, alla capacità, al terreno, alle apparecchiature, alle opere o persino al tempo.
Però c’è qualcosa che, con l’esplosione dei data center e dell’intelligenza artificiale, credo inizieremo a valutare in modo molto diverso: un MW che sia realmente disponibile.
Non parlo di un MW richiesto, di uno inserito in una pipeline o di uno previsto in una soluzione di connessione. Parlo di un MW che abbia una strada concreta e credibile per arrivare fino all’effettiva energizzazione.
La differenza sembra sottile, ma in realtà può stravolgere il valore di un progetto.
Il terreno non basta più
Per molto tempo scegliere un sito industriale è dipeso da fattori classici: posizione, costi, infrastrutture, logistica, permessi e disponibilità di personale. Per un data center tutto questo conta ancora, ma oggi arriva un’altra domanda molto prima: quanta potenza posso avere qui?
E subito dopo ne arriva una ancora più critica: quando?
È proprio questo secondo interrogativo che, secondo me, sta cambiando le regole del gioco. Due aree che sembrano identiche possono avere un valore industriale totalmente diverso se una garantisce la potenza necessaria in tre anni e l’altra ne richiede sei. Il terreno è lo stesso, i MW richiesti sono gli stessi e l’investimento può essere identico, ma il progetto non lo è affatto.
L’Italia sta entrando in questa partita
I numeri ci aiutano a capire quanto sia grande il fenomeno. Nel Piano di Sviluppo 2025 di Terna, risultavano circa 30 GW di richieste di connessione in alta tensione per i data center a fine 2024, ovvero oltre venti volte il livello del 2021. La taglia media era già di 140 MW, con ben quindici iniziative che superavano i 400 MW.
Poco più di un anno dopo, la situazione era già cambiata di nuovo. Nella Relazione Finanziaria Annuale 2025, Terna indicava quasi 80 GW di richieste di connessione per i data center a fine gennaio 2026.
Questi dati descrivono un mercato enorme, ma evidenziano anche un problema: chiedere potenza non significa averla. Dobbiamo iniziare a distinguere chiaramente tra la pipeline e la capacità industriale reale.
Il valore potrebbe risiedere nel tempo
Proviamo a immaginare due progetti. Entrambi chiedono 200 MW, hanno i capitali, l’area e un operatore interessato. Il primo può essere connesso ed energizzato in tre anni, il secondo in sei. Sono davvero equivalenti?
Secondo me no. Quei tre anni di differenza non sono solo un dettaglio di cronoprogramma. Sono capitale fermo, ricavi che slittano, tecnologia che rischia di cambiare, contratti da rinegoziare e costi finanziari più alti. E in un settore che corre alla velocità dell’AI, sono soprattutto tre anni di mercato persi.
Per questo credo che il time-to-power smetterà di essere un semplice termine tecnico per diventare una componente fondamentale del valore di un asset.
Il MW più prezioso potrebbe non essere il più economico
Qui nasce un paradosso interessante. Di solito cerchiamo l’energia al costo più basso, ed è logico. Ma cosa succede se il costo dell’attesa supera il risparmio sul prezzo dell’energia? Per un’infrastruttura digitale che vale miliardi, avere la potenza due anni prima può avere un valore economico immenso.
La domanda non sarà più solo quanto costa quel MW, ma quanto costa e quando posso usarlo davvero.
Sono due mercati diversi, e credo che gli hyperscaler lo abbiano già capito.
Il problema è fisico
Possiamo digitalizzare quasi tutto, ma la rete resta un’infrastruttura fisica. Una nuova connessione significa sottostazioni, trasformatori, linee, cavidotti, apparecchiature, permessi, ingegneria, approvvigionamenti, opere civili, test e, infine, l’energizzazione.
Terna stessa sottolinea che la crescita dei data center richiederà nuove infrastrutture o il potenziamento di quelle esistenti. È qui che la teoria dei GW si scontra con la realtà del cantiere. Un numero in una richiesta di connessione si scrive in pochi minuti, ma una sottostazione no.
Anche la supply chain conta
C’è poi un altro ostacolo. Anche quando sappiamo cosa costruire, dobbiamo riuscire a trovare i materiali. L’IEA osserva che gli investimenti nella generazione sono cresciuti molto più velocemente di quelli nelle reti, e che la scarsità di trasformatori e i tempi per i permessi stanno già rallentando tutto. È il tema del Critical Supply Path.
Il time-to-power dipende da una catena di passaggi: dall’area al permitting, dalla connessione all’ingegneria, dall’acquisto dei componenti alla costruzione, fino all’energizzazione e al commissioning. Se uno solo di questi anelli non è pronto, il MW resta solo sulla carta.
I data center rendono tutto più evidente
Un data center tradizionale gestisce circa 10-25 MW, ma un hyperscale orientato all’AI può superare i 100 MW. Inoltre, questi carichi tendono a concentrarsi in punti specifici. Il problema non è solo produrre abbastanza energia a livello nazionale, ma portarla esattamente in quel punto, con l’affidabilità necessaria e nel momento giusto.
Un Paese può avere energia, una regione può averne abbondanza, ma un progetto può trovarsi comunque senza la potenza necessaria nel nodo dove vuole costruire.
Forse dobbiamo iniziare a misurare i MW in modo diverso
Sommare le richieste di connessione dà numeri impressionanti, ma per capire la vera maturità del mercato servirebbe una scala più precisa: dai MW richiesti a quelli con soluzione di connessione, poi quelli autorizzati, finanziati, in costruzione, energizzati e infine commissionati. E a ogni passaggio andrebbe aggiunta una variabile: il tempo. È lì che si nasconde il valore.
Il nuovo vantaggio competitivo dei territori
Questa sfida non riguarda solo chi sviluppa i progetti, ma anche i territori. Se data center, industria e nuove elettrificazioni competono per la stessa capacità di rete, le zone capaci di offrire un mix credibile di potenza, infrastrutture, aree, permessi e capacità di esecuzione diventeranno molto più competitive.
IDA sta già discutendo il futuro dei data center in Italia puntando su disponibilità di potenza e recupero di aree industriali. Il passo successivo sarà inevitabile: non chiederemo più solo dove possiamo costruire, ma dove possiamo arrivare prima al commissioning.
Dal prezzo dell’energia al prezzo del tempo
Questo è il punto più interessante. Abbiamo parlato per anni del costo dell’energia, e continueremo a farlo. Ma nell’economia dell’AI, il costo del tempo necessario per ottenere quell’energia diventerà cruciale.
Un MW disponibile tra sei anni e uno disponibile tra due hanno la stessa unità di misura, ma per un investitore hanno valori completamente diversi. Il prossimo vantaggio competitivo non sarà avere più GW sulla carta, ma riuscire a trasformarli velocemente in infrastrutture operative.
Perché alla fine, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, vale una regola molto fisica: un MW conta davvero solo quando puoi usarlo.
Pantaleone Turco
Project Manager | Energy Infrastructure | HSE
From Permitted MW to Operating MW
Questa analisi rientra nel framework sull’execution delle infrastrutture energetiche: dalla maturità progettuale all’energizzazione e al commissioning. Leggi il manifesto completo →
Pantaleone Turco
Energy Infrastructure Project Manager · Execution · Grid · BESS · HSE


